Casiniano doc spiega perché Pdl e Udc possono ancora dar vita al Ppe italiano
Il congresso del PPE tenutosi mercoledì 17 ottobre a Bucarest ha fatto segnare un piccolo passo avanti alla politica europea. Il partito dei democratici cristiani europei è stato finora astratto e velleitario per l’assenza di ancoraggio politico ad un’Europa più integrata e federale. Ma d’altra parte la funzione di un partito e la costruzione della sua identità sono la condizione per determinare e far crescere l’unità politica, a maggior ragione all’interno del progetto comunitario. di Giuseppe Gargani
5 AGO 20

Il congresso del PPE tenutosi mercoledì 17 ottobre a Bucarest ha fatto segnare un piccolo passo avanti alla politica europea. Il partito dei democratici cristiani europei è stato finora astratto e velleitario per l’assenza di ancoraggio politico ad un’Europa più integrata e federale. Ma d’altra parte la funzione di un partito e la costruzione della sua identità sono la condizione per determinare e far crescere l’unità politica, a maggior ragione all’interno del progetto comunitario. La grave crisi in cui versa l’Europa ha consentito che nel dibattito intenso e serrato di Bucarest affiorasse questa consapevolezza che non era presente nei precedenti congressi.
Si è finalmente constatato dunque che l’unità della moneta non basta per costruire un’Europa solidale con istituzioni credibili, perché la guida dei processi civili spetta alla politica e alle sue strategie. L’economia risponde alle mere logiche del profitto che da sole non avrebbero consentito negli anni passati, per fare un solo esempio, lo sviluppo della Germania e dell’Italia, in particolare nella sua parte meridionale.
Si è finalmente constatato dunque che l’unità della moneta non basta per costruire un’Europa solidale con istituzioni credibili, perché la guida dei processi civili spetta alla politica e alle sue strategie. L’economia risponde alle mere logiche del profitto che da sole non avrebbero consentito negli anni passati, per fare un solo esempio, lo sviluppo della Germania e dell’Italia, in particolare nella sua parte meridionale.
I punti di riferimento di questa impostazione sono stati Adenauer e Kohl, De Gasperi e Moro. De Gasperi paventava nel lontano 1954 un’Europa con una moneta unica senza unità istituzionale e politica, e Moro ripeteva spesso che gli economisti non sono mai in grado di fare previsioni perché le regole dell’economia sono limitate e parziali e quindi prive di un disegno di solidarietà civile. Dunque né la Germania dell’Est né il Mezzogiorno d’Italia avrebbero potuto avere uno sviluppo senza la strategia della politica. Zanagni qualche giorno fa ha detto infatti e giustamente che “l’economia in astratto opera bene ma non è in grado di vedere e capire “l’economia civile”.
Per la prima volta Angela Merkel nel congresso ha usato un linguaggio aderente a questa impostazione: ha professato impegno solidale nei confronti della Grecia e ha insistito sullo “sviluppo” e sulla “crescita” come necessità per far progredire e tenere unita tutta l’Europa.
Si tratta di una svolta importante. Dopo il congresso di Bucarest, il richiamo al popolarismo europeo è appena più credibile e tangibile e dunque in Italia i movimenti che ad esso fanno riferimento possono costruire una comune piattaforma. Non si tratta di un sodalizio artificiale o dettato da ragioni di convenienza, bensì di una collaborazione fondata su basi solide e fruttuose, proprio perché orientata da finalità programmatiche condivise e dalla consapevolezza di dover dare un contributo alla costruzione dell’Europa. E’ necessario un rinnovato sforzo di dialogo tra chi sente che l’ispirazione religiosa e laica quando è corretta e valida deve determinare solidarietà e coesione.
Per la prima volta Angela Merkel nel congresso ha usato un linguaggio aderente a questa impostazione: ha professato impegno solidale nei confronti della Grecia e ha insistito sullo “sviluppo” e sulla “crescita” come necessità per far progredire e tenere unita tutta l’Europa.
Si tratta di una svolta importante. Dopo il congresso di Bucarest, il richiamo al popolarismo europeo è appena più credibile e tangibile e dunque in Italia i movimenti che ad esso fanno riferimento possono costruire una comune piattaforma. Non si tratta di un sodalizio artificiale o dettato da ragioni di convenienza, bensì di una collaborazione fondata su basi solide e fruttuose, proprio perché orientata da finalità programmatiche condivise e dalla consapevolezza di dover dare un contributo alla costruzione dell’Europa. E’ necessario un rinnovato sforzo di dialogo tra chi sente che l’ispirazione religiosa e laica quando è corretta e valida deve determinare solidarietà e coesione.
La DC coltivava una comune ispirazione che caratterizzava tutto il partito. Oggi l’ispirazione può essere dei singoli che vogliono partecipare a rilanciare quel valore per un rinnovamento prima civile e poi politico. Proprio in virtù di questo bagaglio culturale l’Italia deve proseguire sul binario della ripresa e del risanamento avviati dal governo Monti e l’area di “centro” dovrà con la sua identità presentarsi al giudizio degli elettori nel 2013: per centrare questo traguardo è possibile forse per la prima volta far riferimento al programma europeo e all’esperienza del gruppo del PPE.
La crisi che attraversiamo ha legato in maniera ancor più indissolubile le sorti dell’UE e dei suoi Stati membri. Le priorità politiche iscritte nell’agenda del PPE ricalcano quelle sostenute dai singoli Stati: la centralità della famiglia, le libertà individuali, la necessità di ridare alla politica il ruolo di guida sull’economia nel rispetto dei principi del libero mercato. Sono questi, i temi che ieri sono stati al centro del congresso di Bucarest e sui quali movimenti democratici e cristiani possono costruire un’intelligente convergenza. Convergenza che in Italia significa dar vita ad una fase costituente, alla quale tutti partiti democratici devono dare il loro contributo e soprattutto il Pdl, in modo da utilizzare in maniera virtuosa la prossima legislatura.
La crisi che attraversiamo ha legato in maniera ancor più indissolubile le sorti dell’UE e dei suoi Stati membri. Le priorità politiche iscritte nell’agenda del PPE ricalcano quelle sostenute dai singoli Stati: la centralità della famiglia, le libertà individuali, la necessità di ridare alla politica il ruolo di guida sull’economia nel rispetto dei principi del libero mercato. Sono questi, i temi che ieri sono stati al centro del congresso di Bucarest e sui quali movimenti democratici e cristiani possono costruire un’intelligente convergenza. Convergenza che in Italia significa dar vita ad una fase costituente, alla quale tutti partiti democratici devono dare il loro contributo e soprattutto il Pdl, in modo da utilizzare in maniera virtuosa la prossima legislatura.
di Giuseppe Gargani (capodelegazione dell'Udc al Parlamento Europeo)